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Fido di fatto e affidamento bancario: cos’è, come si prova e quali sono i diritti del cliente
Fido di fatto e affidamento bancario: quando la banca concede credito senza un contratto scritto
Il fido di fatto rappresenta una delle situazioni più frequenti, ma anche meno conosciute, nell’ambito del diritto bancario.
Molti imprenditori, professionisti e privati ritengono di non essere titolari di un affidamento bancario semplicemente perché non hanno mai sottoscritto un formale contratto di apertura di credito.
In realtà, può accadere che la banca consenta al cliente di utilizzare somme superiori al saldo disponibile in modo continuativo, autorizzando operazioni in assenza di provvista e tollerando stabilmente un saldo negativo.
In tali circostanze può emergere un vero e proprio affidamento di fatto, la cui esistenza può incidere sulla ricostruzione del conto corrente, sulla prescrizione delle rimesse, sulla determinazione del saldo e sulla posizione dell’eventuale fideiussore.
Che cos’è un affidamento bancario
L’affidamento bancario è l’operazione attraverso la quale un istituto di credito mette a disposizione del cliente una determinata somma di denaro, utilizzabile entro un limite prestabilito.
Una delle forme più comuni è l’apertura di credito in conto corrente, mediante la quale la banca consente al cliente di utilizzare somme anche in assenza di disponibilità sul conto.
Un contratto di affidamento bancario disciplina normalmente:
- l’importo massimo del fido concesso;
- la durata dell’affidamento;
- il tasso di interesse applicabile;
- le commissioni bancarie;
- le modalità di utilizzo della linea di credito;
- le condizioni per la revoca o la richiesta di rientro;
- le eventuali garanzie personali o reali.
Nella pratica bancaria, tuttavia, non sempre l’operatività concreta del rapporto coincide con quanto risulta dalla documentazione contrattuale.
Proprio in questa situazione può assumere rilievo il cosiddetto fido bancario di fatto.
Che cos’è il fido di fatto
Si parla di fido di fatto quando la banca, pur in assenza di un contratto scritto di apertura di credito, consente al cliente di operare sistematicamente oltre il saldo disponibile.
L’affidamento di fatto può quindi emergere dal comportamento concretamente tenuto dall’istituto di credito nel corso del rapporto.
Non è sufficiente, tuttavia, che la banca abbia autorizzato uno sconfinamento occasionale.
Per poter ipotizzare l’esistenza di un conto corrente affidato occorre normalmente riscontrare una condotta continuativa e sufficientemente stabile, caratterizzata, ad esempio, da:
- utilizzi ripetuti oltre il saldo disponibile;
- pagamento di assegni in assenza di provvista;
- esecuzione di bonifici con saldo negativo;
- addebito di utenze, RID o SDD senza disponibilità sufficiente;
- pagamento di effetti bancari o ricevute;
- mancata richiesta di immediato rientro da parte della banca;
- continuità dell’operatività nonostante il saldo passivo.
L’insieme di questi elementi può evidenziare che la banca abbia, nella sostanza, consentito al cliente di utilizzare una linea di credito, pur senza averla formalizzata mediante un contratto scritto.
Fido di fatto e semplice sconfinamento: quali sono le differenze
Il fido di fatto non deve essere confuso con il semplice sconfinamento di conto corrente.
Lo sconfinamento può infatti rappresentare una situazione occasionale, temporanea ed eccezionale, autorizzata dalla banca per una singola operazione.
Diversamente, l’affidamento bancario di fatto presuppone normalmente una certa continuità nell’utilizzo dello scoperto e una stabile tolleranza da parte dell’istituto di credito.
Tra gli elementi da valutare possono rientrare:
- la durata del saldo negativo;
- la frequenza degli utilizzi oltre la disponibilità;
- l’entità dello scoperto tollerato;
- il comportamento della banca durante il rapporto;
- l’eventuale presenza di limiti operativi ricorrenti;
- l’assenza di contestazioni o richieste di rientro immediate.
La distinzione tra conto semplicemente scoperto e conto corrente affidato richiede quindi un esame complessivo del rapporto e non può essere fondata su un singolo movimento contabile.
Come si dimostra l’esistenza di un affidamento di fatto
La prova del fido di fatto non deriva generalmente da un unico documento, ma deve essere ricavata dall’analisi coordinata della documentazione bancaria e dal comportamento tenuto dalle parti.
Tra i documenti e gli elementi che possono assumere maggiore rilievo vi sono:
- gli estratti conto bancari;
- gli estratti conto scalari;
- i prospetti delle competenze;
- la corrispondenza tra banca e cliente;
- le comunicazioni relative a revisioni o rinnovi degli affidamenti;
- le richieste di rientro;
- le visure della Centrale dei Rischi della Banca d’Italia;
- l’andamento storico del conto corrente;
- la continuità degli utilizzi oltre il saldo disponibile.
Un’analisi tecnica del conto può inoltre consentire di individuare l’eventuale presenza di una soglia di utilizzo costantemente tollerata dalla banca.
Tale circostanza può contribuire alla ricostruzione della reale natura del rapporto, fermo restando che ogni vicenda deve essere esaminata sulla base delle proprie caratteristiche specifiche.
Il comportamento della banca può dimostrare l’esistenza del fido?
Nell’ambito del contenzioso bancario, il comportamento concretamente tenuto dalla banca può assumere un rilievo significativo.
Quando l’istituto di credito, per un periodo prolungato:
- autorizza sistematicamente operazioni oltre il saldo disponibile;
- consente il pagamento di assegni, bonifici e addebiti;
- applica interessi debitori sulle somme utilizzate;
- non richiede l’immediato rientro;
- mantiene operativa la linea di credito;
può emergere una situazione sostanzialmente riconducibile a un affidamento bancario di fatto.
Non ogni tolleranza della banca, però, è sufficiente a dimostrare un’apertura di credito. Occorre sempre verificare la continuità, la sistematicità e la rilevanza del comportamento tenuto dall’istituto.
Perché il fido di fatto è importante nelle controversie bancarie
L’accertamento dell’esistenza di un fido di fatto può modificare profondamente l’analisi giuridica e contabile del rapporto bancario.
La qualificazione del conto come affidato può incidere, in particolare, su:
- prescrizione delle rimesse bancarie;
- distinzione tra rimesse solutorie e ripristinatorie;
- ricostruzione del saldo di conto corrente;
- verifica degli interessi bancari;
- contestazione di commissioni e spese;
- determinazione del credito vantato dalla banca;
- posizione del fideiussore o del garante.
Per questa ragione, l’eventuale esistenza di un affidamento bancario, anche se soltanto di fatto, dovrebbe essere verificata sin dalle prime fasi dell’analisi del rapporto.
Fido di fatto e prescrizione delle rimesse bancarie
Uno degli aspetti più delicati riguarda la prescrizione nel conto corrente bancario.
Nei rapporti di conto corrente, la qualificazione delle rimesse effettuate dal cliente può dipendere anche dall’esistenza o meno di un affidamento.
In linea generale, le rimesse possono essere distinte in:
- rimesse ripristinatorie, quando il versamento viene effettuato entro i limiti dell’affidamento e ha la funzione di ricostituire la disponibilità concessa dalla banca;
- rimesse solutorie, quando il versamento interviene su un conto non affidato oppure oltre il limite del fido e determina un effettivo pagamento in favore della banca.
L’accertamento del fido di fatto può quindi incidere sull’individuazione delle rimesse e sulla decorrenza della prescrizione delle eventuali domande di restituzione.
Si tratta di una valutazione complessa, che richiede l’esame congiunto degli aspetti giuridici e contabili del rapporto.
Affidamento di fatto e ricostruzione del saldo bancario
La corretta qualificazione del rapporto è rilevante anche ai fini della ricostruzione del saldo del conto corrente.
Il saldo indicato dalla banca non sempre coincide automaticamente con l’importo effettivamente dovuto dal cliente.
Nell’ambito di una verifica specialistica possono essere analizzati:
- gli interessi debitori applicati;
- le commissioni di massimo scoperto;
- le commissioni sull’accordato o sull’istruttoria veloce;
- le spese e gli oneri accessori;
- le condizioni economiche effettivamente pattuite;
- le variazioni unilaterali delle condizioni;
- le modalità di capitalizzazione degli interessi;
- l’eventuale superamento dei tassi soglia.
La presenza di un affidamento bancario, formale o di fatto, può quindi rappresentare un elemento essenziale per ricostruire correttamente l’andamento del conto e verificare la fondatezza delle richieste della banca.
Fido di fatto e interessi bancari
L’accertamento del fido bancario può incidere anche sulla verifica degli interessi e delle commissioni applicate dall’istituto di credito.
In particolare, occorre verificare se le condizioni economiche siano state validamente pattuite per iscritto e se la banca abbia applicato:
- tassi di interesse conformi al contratto;
- commissioni espressamente concordate;
- spese adeguatamente determinate;
- condizioni modificate nel rispetto della normativa bancaria;
- oneri compatibili con la disciplina antiusura.
L’assenza di un contratto scritto di apertura di credito non comporta automaticamente l’inesistenza del rapporto, ma può rendere necessario un esame approfondito delle condizioni concretamente applicate.
Fido di fatto e tutela del fideiussore
Quando il rapporto bancario è assistito da una fideiussione, l’accertamento dell’eventuale affidamento di fatto può assumere rilievo anche per la tutela del fideiussore.
Il garante potrebbe infatti essere chiamato dalla banca a rispondere di un saldo formatosi nel corso degli anni attraverso utilizzi, interessi, spese e commissioni.
Prima di procedere al pagamento, è opportuno verificare:
- la reale esistenza e consistenza del debito principale;
- la corretta ricostruzione del saldo bancario;
- l’effettiva estensione della garanzia;
- la validità delle clausole della fideiussione;
- la presenza di eventuali decadenze o cause di liberazione del garante;
- il comportamento tenuto dalla banca nel corso del rapporto;
- l’eventuale concessione abusiva o aggravamento del credito.
Una rideterminazione del saldo può infatti ridurre la somma richiesta dalla banca e incidere direttamente sull’importo eventualmente dovuto dal fideiussore.
Il fido di fatto riguarda soltanto le imprese?
Il fido di fatto è particolarmente frequente nei rapporti bancari delle imprese, che utilizzano il conto corrente per sostenere le esigenze di liquidità e il ciclo finanziario aziendale.
Tuttavia, l’affidamento di fatto può riguardare anche:
- professionisti;
- lavoratori autonomi;
- società;
- associazioni;
- condomìni;
- consumatori e privati.
Ciò che rileva non è la qualifica del correntista, ma il comportamento concretamente tenuto dalla banca e l’effettiva operatività del conto.
Quando è opportuno verificare l’esistenza di un fido di fatto
Può essere opportuno richiedere un’analisi specialistica del rapporto bancario quando:
- la banca ha revocato improvvisamente gli affidamenti;
- è stata formulata una richiesta di immediato rientro;
- il conto è stato chiuso con un saldo negativo rilevante;
- è stato notificato un decreto ingiuntivo;
- la banca ha notificato un atto di precetto;
- è stata avviata un’azione esecutiva;
- il fideiussore ha ricevuto una richiesta di pagamento;
- si sospetta l’applicazione di interessi o commissioni non dovuti;
- si intende contestare il saldo richiesto dall’istituto di credito.
Una verifica tempestiva può consentire di individuare eventuali criticità prima che la pretesa bancaria si trasformi in un’azione giudiziaria o esecutiva.
Quali documenti servono per analizzare il rapporto bancario
Per verificare la presenza di un conto corrente affidato e ricostruire correttamente il rapporto può essere necessario acquisire:
- il contratto di conto corrente;
- gli eventuali contratti di apertura di credito;
- gli estratti conto completi;
- gli estratti conto scalari;
- i prospetti di liquidazione delle competenze;
- le comunicazioni periodiche della banca;
- le lettere di revoca o di richiesta di rientro;
- la documentazione relativa alle garanzie;
- le fideiussioni sottoscritte;
- la Centrale dei Rischi della Banca d’Italia.
Qualora parte della documentazione non sia più nella disponibilità del cliente, può essere valutata la possibilità di richiederne copia all’istituto di credito secondo gli strumenti previsti dalla normativa bancaria.
Perché è necessaria un’analisi specialistica
Le controversie in materia di affidamento bancario richiedono competenze giuridiche e contabili specifiche.
Non è sufficiente osservare che il conto sia rimasto in negativo per concludere automaticamente che esistesse un fido di fatto.
È necessario ricostruire:
- la formazione del saldo;
- l’andamento storico del conto;
- la continuità degli sconfinamenti;
- le condizioni economiche applicate;
- il comportamento della banca;
- la presenza di garanzie;
- le conseguenze sulla prescrizione.
Solo una valutazione coordinata tra profili giuridici e contabili consente di comprendere se la richiesta della banca sia corretta e quali strumenti di tutela possano essere concretamente utilizzati.
Cecchini Studio Legale: assistenza in materia di fido di fatto e affidamenti bancari
Se la banca ha richiesto il rientro da uno scoperto di conto corrente, ha revocato un affidamento oppure sta agendo nei confronti del cliente o del fideiussore, è fondamentale verificare la reale natura del rapporto.
Cecchini Studio Legale assiste imprese, professionisti, privati e garanti nelle controversie relative a:
- fido di fatto e affidamento bancario;
- apertura di credito in conto corrente;
- revoca degli affidamenti;
- richieste di rientro bancario;
- ricostruzione del saldo di conto corrente;
- interessi e commissioni bancarie;
- decreti ingiuntivi promossi dalle banche;
- fideiussioni e tutela del garante;
- azioni esecutive e pignoramenti.
L’analisi preliminare della documentazione consente di verificare:
- se il conto fosse formalmente o sostanzialmente affidato;
- se il saldo richiesto dalla banca sia stato correttamente determinato;
- se siano stati applicati interessi o commissioni contestabili;
- se esistano strumenti di tutela per il correntista o il fideiussore;
- quale strategia difensiva possa essere adottata in sede stragiudiziale o giudiziale.
La banca ha richiesto il rientro o il pagamento di uno scoperto?
Il saldo indicato dall’istituto di credito non deve essere considerato automaticamente definitivo e incontestabile.
La presenza di un fido di fatto, la corretta qualificazione delle rimesse e la verifica degli interessi e delle commissioni possono incidere in maniera rilevante sull’importo effettivamente dovuto.
Prima di effettuare pagamenti, sottoscrivere piani di rientro o accettare le richieste della banca, può essere opportuno sottoporre il rapporto a una valutazione specialistica.
Contatta Cecchini Studio Legale per richiedere uno studio di fattibilità preliminare e verificare le possibili strategie di tutela nei confronti della banca.