Criticità sui conti correnti bancari

Una delle principali criticità avvertite da parte degli imprenditori negli ultimi anni sono rappresentate dai costi sopportati dalle aziende per la gestione dei propri conti correnti bancari.

Una delle voci di spesa storicamente più influente all’interno dei bilanci aziendali, in maniera trasversale, dalle piccole – medie imprese, fino alla grande distribuzione, sono i costi sostenuti per il pagamento degli interessi e delle spese versate in favore delle banche per la gestione dei rapporti di conto corrente.

Storicamente queste spese sono sempre state viste come necessarie, anzi ineludibili per far sì che la propria attività avesse un buon andamento.

Proprio per tale ragione non vi era, da parte dei correntisti, un controllo effettivo dei costi sostenuti per la gestione del proprio rapporto bancario.

Tuttavia, non di rado questi costi hanno raggiunto soglie elevate che nel tempo, complice la situazione economica in peggioramento negli ultimi anni, sono diventate insostenibili per gli imprenditori.

Il tutto fino ad arrivare a contrarre debiti con la banca inimmaginabili fino a non molto tempo prima.

Da tali debiti possono scaturire una serie di conseguenze che possono portare fino alle esecuzioni immobiliare, ossia trovarsi con i beni della propria azienda e, molto frequentemente anche con quelli personali, messi in vendita all’asta.

Ciò accade perché è costante ormai il ricorso da parte delle banche alla richiesta di garanzie personali (in gergo tecnico conosciute come fideiussioni o contratti autonomi di garanzia) nei confronti dei soci delle aziende che richiedono l’accesso al credito.

Così facendo, in caso di debiti contratti con la banca, si risponderà per essi anche con mezzi propri, anche quando la tipologia societaria preveda un’autonomia patrimoniale tra i beni societari e quelli dei soci (situazione che tipicamente si ritrova nelle società di capitali, la cui tipologia più diffusa in Italia è quella della società a responsabilità limitata).

Cosa succede allora quando si ha un debito con la banca?

Cosa si deve fare in casi del genere?

Come fare ad evitarlo?

Sono certamente molti gli imprenditori italiani che si trovano in una situazione del genere e si sono posti queste domande, arrivando spesso purtroppo anche a compiere dei gesti estremi, vedendo questi ultimi come le uniche via di uscita.

In situazioni di difficoltà i primi pensieri che vengono alla mente possono essere del tipo “come posso pagare il debito con la banca? Oppure quando si prescrive il debito con la banca?”.

La risposta a tutti questi quesiti esiste.

Accade di frequente che le banche tendano ad applicare degli oneri per la propria attività creditizia del tutto sproporzionati.

Proprio questo è il punto.

Certo è che l’erogazione del credito da parte delle banche sia stato da sempre importante, affiancando le imprese, garantendo così a queste ultime il sostegno necessario per la loro attività. Altrettanto certo è che tale servizio prestato da parte degli istituti di credito debba essere ricompensato.

Quello che non deve però accadere è che tale remunerazione sia eccessiva e, pertanto, sperequata.

Diventa importante partire da alcuni concetti che potranno sembrare banali, ma che assumono un ruolo centrale in casi del genere.

Prima di tutto bisognerà cercare di capire quale sia l’effettivo ammontare del nostro debito.

Per fare ciò, è di fondamentale importanza avere a disposizione tutta la documentazione utile al fine di ricostruire l’andamento del nostro rapporto bancario.

A tal proposito, uno dei diritti che il nostro Ordinamento Giuridico riconosce ai titolari di conti correnti è proprio quello di avere accesso ai documenti contabili relativi al proprio conto corrente bancario (art. 119 Testo Unico Bancario) per valutarne il contenuto.

Tale richiesta è pertanto del tutto legittima e per questo non ci si deve sentire in difficoltà nel domandare alla banca qualcosa che ci spetta di diritto.

Così facendo potremmo verificare, una volta ottenuta tutta la documentazione necessaria da parte della banca, quali siano eventuali addebiti in conto non dovuti; il tutto grazie all’aiuto di tecnici esperti operanti nel settore che si adoperano nell’elaborazione di perizie tecniche volte a ricostruire l’effettivo andamento del conto corrente.

Gli elaborati redatti dagli esperti assumono un ruolo fondamentale per affrontare queste vicende, pertanto è opportuno affidarsi a Studi competenti che siano soliti confrontarsi con situazioni simili.

Senza l’ausilio di professionisti competenti del settore, sia sotto il profilo contabile che giuridico, sarà estremamente difficile avere la meglio nei confronti dell’istituto di credito.

Peraltro, per qualunque correntista, riuscire a capire in pieno il significato del contenuto di un estratto conto senza ricorrere a un aiuto di questo tipo sarebbe infatti molto complicato.

Ci sono, infatti, numerose tipologie di addebiti che possono ritrovarsi leggendo tra le varie righe un estratto conto.

Si va dalle spese per la tenuta conto, agli interessi passivi (applicati con tassi diversi a seconda se ci si tenga entro i limiti delle somme concesse in affidamento dalla banca oppure se si vada oltre – denominati extrafido), alle commissioni per i servizi offerti, bilancio o sbilancio delle competenze.

Tutte queste voci di costo vengo applicate sulla base del contenuto del contratto sottoscritto al momento di apertura del rapporto bancario, oppure in quelle che sono state le modifiche intervenute nel corso degli anni.

È proprio per questo che tra le verifiche opportune da fare ci sono certamente quelle che attengono ad accertare la validità delle clausole contrattuali fatte sottoscrivere da parte della banca al correntista.

Davanti ad uno scenario del genere è evidente che a fronte delle somme pretese da parte della banca potremmo trovarci ad avere una situazione ben diversa rispetto a quella che ci viene paventata.

Tutti questi aspetti fanno parte delle possibili richieste che il titolare di un rapporto di conto corrente potrà avanzare nei confronti del proprio Istituto di credito, in quanto è pacificamente riconosciuto il diritto ad accertare eventuali addebiti illegittimi contrari a quanto previsto per legge e, di conseguenza ricalcolare il saldo effettivo.

Tal principio è stato affermato da una recentissima Ordinanza della Corte di Cassazione, Sezione VI n. 21646 del 5 settembre 2018 nella quale si legge che “il correntista ha interesse che si accerti, prima della chiusura del conto, la nullità delle clausole anatocistiche, l’esistenza o meno di addebiti illegittimi operanti in proprio danno e infine l’entità del saldo ricalcolato, depurato delle poste di addebito che non potevano aver luogo”.

Pertanto, qualora si ricevesse da parte della banca una comunicazione nella quale viene richiesto il rientro delle somme concesse in affidamento per un presunto andamento anomalo del rapporto, oppure la banca minacci di adiri le vie legali nei propri confronti o, peggio ancora lo avesse già fatto notificando un atto giudiziario, non si deve rimanere fermi, la cosa più importante da fare agire senza aspettare troppo facendo analizzare la propria situazione da parte di professionisti altamente specializzati.